.mw-parser-output .chiarimento{background:#ffeaea;color:#444444}.mw-parser-output .chiarimento-apice{color:red}Le cause di questa netta dicotomia possono essere ricercate nella differente storia delle due parti dell'Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. 2, DLL 16 marzo 1946, n. 98, secondo i principi dell'attuale ordinamento costituzionale». I comizi curiati e centuriati costituivano le assemblee popolari. La nuova costituzione repubblicana, approvata dall'Assemblea Costituente ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948, statuisce, all'art. Messaggio del Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, all'Assemblea Costituente, 15 luglio 1946: «Giuro davanti al popolo italiano, per mezzo della Assemblea Costituente, che ne è la diretta e legittima rappresentanza, di compiere la mia breve, ma intensa missione di Capo provvisorio dello Stato inspirandomi ad un solo ideale: di servire con fedeltà e con lealtà il mio Paese. qualcuno mi potrebbe spiegare per favore come si è svolto il passaggio dalla monarchia alla repubblica e quel che più mi interessa, quali diritti che non si avevano prima si hanno ora? Al proclama dell'ex re, seguì la ferma risposta del Presidente del Consiglio De Gasperi, che lo definì «...un documento penoso, impostato su basi false ed artificiose», concludendo che «un periodo che non fu senza dignità si conclude con una pagina indegna. Come si vede, i partiti che si erano espressi per la scelta repubblicana (DC, PCI, PSIUP, PRI e PdAz) ottennero complessivamente una percentuale di voti (poco più dell'80%) molto superiore di quella espressa in favore della Repubblica nella consultazione referendaria (54,3%). Decreto legislativo luogotenenziale nº 98 del 16 marzo 1946, Archivio storico delle elezioni - Risultati referendum del 1946, Decreto legislativo presidenziale 19 giugno 1946, n.2, Articoli di differenti giornali nell'archivio del Senato, http://www.rivisteweb.it/doi/10.1410/38527, Sistema politico della Repubblica Italiana, Referendum istituzionale del 2 giugno 1946, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nascita_della_Repubblica_Italiana&oldid=118467106, Storia dell'Italia nel secondo dopoguerra, Template Webarchive - collegamenti all'Internet Archive, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Non si fa riferimento alla nauseabonda scia di profumo che accompagna il passaggio … Settant'anni: vanno dal 1946 al 2016. Dal punto di vista legale nulla era cambiato, ma dal punto di vista sostanziale il potere del monarca era venuto a mancare per la scissione del territorio nazionale in zone distinte, entrambi per motivi diversi sottratti alla regia potestas: il Nord e il centro Italia, inclusa Roma, la capitale, si trovava di fatto, tramite la RSI, sotto il ferreo controllo tedesco, al Sud le condizioni dell'armistizio avevano privato il Re del potere statutario e della sovranità di fatto, per via delle limitazioni derivanti dall'armistizio[19]. 3. proiezione filmato “dalla monarchia alla repubblica”. Il governo modifica la formula istituzionale con la quale il nuovo re avrebbe siglato i suoi atti: da "Umberto II, per grazia di Dio e per volontà della Nazione, Re d'Italia" a "Umberto II, Re d'Italia". Sempre ai sensi dell'art. Il Governo, inoltre, con tale decreto si attribuiva la funzione legislativa[22]. 10 maggio - Di prima mattina Umberto annuncia l'avvenuta abdicazione del padre e la propria elevazione a re d'Italia. Voce principale: Storia dell'Italia repubblicana. In realtà il sistema politico liberale elesse il fascismo a suo baluardo ma ne fu a sua volta vittima, poiché venne sostituito da un regime autoritario, totalitario, militarista e nazionalista. Il patto d'unità d'azione tra socialisti e comunisti fu stipulato nell'agosto del 1934 e rimase in vigore sino al 1956. Festa della Repubblica 2 giugno: storia e perché si festeggia . Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. … Dal 13 giugno al 7 settembre 2016 La mostra racconta, con riproduzioni di testate giornalistiche d’epoca italiane e riproduzioni di alcune copertine straniere il passaggio dalla monarchia alla repubblica, segnato da una massiccia ed entusiastica partecipazione popolare al voto referendario. 10. dal 18 aprile 1948 ai giorni nostri. La carta fu integrata con alcune disposizioni transitorie e finali, fra cui la I, che prescriveva: "Con l'entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo". Aveva un potere di tipo consultivo ma di fatto divenne l'organo più importante in quanto doveva approvare le proposte di legge, controllare le finanze, deliberare sulla guerra e sulla pace, concedere la cittadinanza e l'autonomia a città e popolazioni e istituire le province. I secondi eleggevano consoli e magistrati, approvavano le proposte del senato ed esercitavano funzioni giudiziarie. Sancisce, inoltre, all'art. Il 2 giugno 1946, insieme con la scelta sulla forma dello Stato, i cittadini italiani elessero anche i componenti dell'Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale[5]. Il 2 giugno 1946 circa 25 milioni di cittadini, pari all'89,1% degli elettori, si recarono alle urne per una delle più significative consultazioni elettorali nella storia unitaria. In base al più volte citato art. Con l'approvazione delle leggi eccezionali del fascismo (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848), furono disciolti tutti i partiti politici operanti nel territorio italiano, con eccezione del Partito nazionale fascista. In Italia, la monarchia ha retto il Paese dal 1861, anno in cui si è realizzata la sua unità, al 1946, quando il popolo ha scelto la repubblica mediante libere votazioni. E l'Italia – rigenerata dai dolori e fortificata dai sacrifici – riprenderà il suo cammino di ordinato progresso nel mondo, perché il suo genio è immortale. Una delle cause che contribuì alla sconfitta della monarchia fu probabilmente una valutazione negativa della figura di Vittorio Emanuele III, giudicato da una parte corresponsabile degli orrori del fascismo; dall'altro la sua decisione di abbandonare Roma, e con essa l'esercito italiano che venne lasciato privo di ordini, per rifugiarsi nel sud subito dopo la proclamazione dell'armistizio di Cassibile, fu vista come una vera e propria fuga e non migliorò certo la fiducia degli italiani verso la monarchia. L'attuazione del decreto dovette attendere che la situazione interna italiana si consolidasse e si chiarisse: nell'aprile 1945 (fine della guerra) l'Italia era un paese sconfitto, occupato da truppe straniere, possedeva un governo che aveva ottenuto la definizione di cobelligerante e una parte della popolazione aveva contribuito a liberare il paese dall'occupazione tedesca. Il senato era composto da coloro che avevano già esercitato una delle magistrature superiori. Ne rimasero fuori il Partito Comunista d'Italia e gli aderenti ai partiti non ricostituitisi in esilio (liberali, popolari, ecc.). Secondo la tradizione Sesto Tarquinio, figlio di Lucio Tarquinio, aveva recato oltraggio alla nobildonna Lucrezia che si uccise per la vergogna.. Il popolo, fu allora incitato da Collatino, marito di Lucrezia, a cacciare il re. Si pervenne così alla "svolta di Salerno": i partiti politici mettevano da parte i sentimenti antimonarchici per rimandare alla fine della guerra la questione istituzionale e accettavano di entrare in un nuovo governo guidato da Badoglio; il Sovrano accettava di cedere i suoi poteri a suo figlio allorché Roma fosse stata liberata. 2 del Decreto Legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98: «Nella ipotesi prevista dal primo comma (cioè la vittoria della Repubblica, n.d.r. I plebei ottennero così l'istituzione dei tribuni della plebe, che difendevano i loro interessi e avevano diritto di veto sulle decisioni dei magistrati e dell'assemblea, e dell'edilità, una magistratura in cui due rappresentanti plebei (edili), affiancando i tribuni, curavano gli interessi della plebe. La regione dove si ebbe la maggior percentuale di voti nulli fu la Valle d'Aosta, altro territorio storicamente legato alla Casa sabauda. Assolutamente deludente fu il risultato delle liste monarchico-liberali (poco meno del 10%) a fronte del 45,7% dei voti espressi in favore della monarchia. Il referendum istituzionale monarchia-Repubblica del 2 giugno 1946. Visto nel suo insieme, quel triplice cambiamento costituì un’autentica rivoluzione, guidata soprattutto dai partiti di massa e dai loro leader. Il 2 giugno 1946, gli italiani si recarono in massa alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica. Gli esponenti dei partiti favorevoli alla Repubblica protestarono, ritenendo che l'assunzione dei poteri regali, da parte del luogotenente del Regno, contrastasse con l'art. Le forze più impegnate nella guerra partigiana facevano capo a partiti apertamente repubblicani (Partito comunista, Partito socialista, Movimento di Giustizia e Libertà). Con essa potremo superare le gigantesche difficoltà che s'ergono dinanzi a noi; senza di essa precipiteremo nell'abisso per non risollevarci mai più. Sono state proposte diverse interpretazioni sociologiche e statistiche del voto che avrebbero intravisto influenze della condizione economica del momento, dell'ingresso dell'elettorato femminile, o da molti altri fattori. La Costituzione della Repubblica italiana – che mi auguro sia approvata dall'Assemblea, col più largo suffragio, entro il termine ordinario preveduto dalla legge – sarà certamente degna delle nostre gloriose tradizioni giuridiche, assicurerà alle generazioni future un regime di sana e forte democrazia, nel quale i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato siano egualmente garantiti, trarrà dal passato salutari insegnamenti, consacrerà per i rapporti economico-sociali i principi fondamentali, che la legislazione ordinaria – attribuendo al lavoro il posto che gli spetta nella produzione e nella distribuzione della ricchezza nazionale – dovrà in seguito svolgere e disciplinare. In realtà le ragioni erano più profonde: Roma stava crescendo e il re non riusciva ad attendere a tutti gli impegni; il suo governo si era fatto dispotico e i patrizi avevano perso il loro potere politico. Il 5 febbraio 1990 il programma televisivo Mixer andò in onda su Rai 2 con un falso scoop giornalistico, in cui si denunciavano alcuni brogli nel referendum del 2 giugno 1946 che avrebbero permesso di scongiurare la vittoria della monarchia; la puntata, realizzata allo scopo di dimostrare il sottile confine tra verità e falsità storiche, si attirò numerose critiche. 139, che: "La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale". Analisi statistiche avrebbero poi evidenziato come il numero dei voti registrati fosse superiore a quello dei possibili elettori. I primi, già esistenti nell'età dei re, conservarono il solo compito di conferire la formale investitura sacrale ai magistrati. Enrico De Nicola, con 396 voti su 501, al primo scrutinio. Dibattito. Con animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. La nostra volontà gareggerà con la nostra fede. I partiti – che sono la necessaria condizione di vita dei governi parlamentari – dovranno procedere, nelle lotte per il fine comune del pubblico bene, secondo il monito di un grande stratega: Marciare divisi per combattere uniti. Il verbale, tuttavia, si concludeva con una frase ambigua: «La corte, a norma dell'art. Il 2 giugno 1946 gli italiani votano il referendum popolare per decidere tra repubblica e monarchia. Dopo lunga discussione si giunse alla decisione che, prima di procedere in tal senso, sarebbe stata opportuna, per motivi di cortesia istituzionale, la sottoposizione a Umberto II del seguente documento: «Preso atto della proclamazione dei risultati del referendum fatta dalla Corte di Cassazione, tenuto conto che questi risultati, per dichiarazione della stessa Corte di Cassazione, sono suscettibili di modificazione e di integrazione, nel supremo interesse della concordia degli italiani, si consente che, fino alla proclamazione dei risultati definitivi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, on.le Alcide De Gasperi, eserciti i poteri del Capo dello Stato, di cui all'art. Viva l'Italia! In virtù dei risultati ed esaurita la valutazione dei ricorsi, il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana. Tuttavia, nel proclama diffuso prima di partire, affidò la patria agli italiani (e non ai loro rappresentanti eletti democraticamente) e sciolse i militari e i funzionari dello Stato dal precedente giuramento di fedeltà al re. Per contro, il nord dovette vivere quasi due anni di occupazione nazista e di lotta partigiana (contro appunto i tedeschi e i fascisti della RSI) e fu l'insanguinato teatro della guerra civile (che ebbe echi protrattisi anche molto dopo la cessazione formale delle ostilità). Allo scopo di garantire l'ordine pubblico venne creato, a cura del Ministero dell'Interno diretto da Giuseppe Romita, un corpo accessorio di polizia ausiliaria. L'11 giugno, dichiarato festivo come primo giorno della repubblica[40], si svolsero in molte città manifestazioni a favore della repubblica. Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. Video appunto: Italia - Dalla monarchia alla Repubblica È un organo, un'istituzione al centro di discussioni e conflitti. 2 giugno - Primo giorno di votazioni per il referendum istituzionale e per l', 7 giugno - Un gruppo di professori monarchici dell', 10 giugno - La Corte di Cassazione secondo quanto attestato dai verbali, proclama i risultati del, 11 giugno - Gli organi d'informazione danno ampiamente notizia della vittoria della Repubblica. L'irregolarità segnalata da Umberto II di Savoia sarebbe consistita nel non aver preso in considerazione il numero delle schede nulle - perché ancora non reso noto dalla Corte di Cassazione - nel calcolo della maggioranza degli elettori votanti. 9 maggio - Vittorio Emanuele III abdica e lascia l'Italia partendo da. I votanti furono 24 946 878, pari circa all'89,08% degli aventi diritto al voto, che risultavano essere 28 005 449; le schede convalidate furono 23 437 143, quelle invalidate (bianche incl.) 1: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Secondo il parere della maggioranza dei ministri, infatti, sarebbe stato assurdo non rivestire di alcuna rilevanza l'annuncio del 10 giugno 1946, che altrimenti la Cassazione avrebbe potuto non dare. Nei momenti di grande pericolo per lo stato, poteva essere nominato un dittatore che, in carica per sei mesi, sostituiva i consoli. Nel 1861, quando, in seguito al processo di unificazione, al Regno di Sardegna successe il Regno d'Italia, lo statuto non fu modificato (non era prevista una revisione costituzionale) e restò dunque il cardine giuridico al quale si sottometteva anche il nuovo stato nazionale. Redazione De Agostini. Venne così riconosciuto il suffragio universale, dopo i vani tentativi fatti nel 1881 e nel 1907 dalle donne dei vari partiti. 23 aprile 1946, n. 219, emetterà in altra adunanza il giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste e i reclami presentati agli uffici delle singole sezioni e agli uffici circoscrizionali o alla stessa corte concernenti lo svolgimento delle operazioni relative al referendum; integrerà i risultati con i dati delle sezioni ancora mancanti e indicherà il numero complessivo degli elettori votanti e quello dei voti nulli»[38][39]. Con l'entrata in vigore della nuova Costituzione della Repubblica Italiana, il 1º gennaio 1948, De Nicola assunse per primo le funzioni di presidente della Repubblica. Redazione De Agostini. Quei monarchici di Napoli uccisi anche dalla storia. Due addetti assommano i dati dei verbali su due macchine calcolatrici, una per la monarchia e una per la repubblica, tenendo una seconda conta a mano[32]. La nascita della Repubblica Italiana avvenne il 2 giugno 1946, in seguito ai risultati del referendum istituzionale indetto quel giorno per determinare la forma di governo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Sapere. Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica avvenne in un clima di tensione, tra polemiche sulla regolarità del referendum, accuse di brogli, polemiche sulla stampa, ricorsi e reclami. Mai si parlò di esilio, da parte di nessuno. Dalla Monarchia alla Repubblica. Grazie in anticipo! Inoltre, la XIII disposizione stabiliva il divieto di entrare in Italia per gli ex re, le loro consorti e i loro discendenti maschi. Il 54,3% degli elettori sceglie la repubblica, con un margine di appena 2 milioni di voti, decretando la fine della monarchia e l’esilio dei Savoia. Su impulso di tali componenti, il 4 giugno 1942, fu costituito, con la pregiudiziale repubblicana, il Partito d'Azione, riprendendo il nome dell'omonimo partito mazziniano del 1853[16] e che rappresenterà, nel 1944/45, per rilevanza desumibile dal collegamento con le unità partigiane, la seconda forza del CLN (il partito politico collegato al maggior numero di formazioni partigiane sarà il Partito Comunista Italiano). riassunto di storia La grandezza morale di un popolo si misura dal coraggio con cui esso subisce le avversità della sorte, sopporta le sventure, affronta i pericoli, trasforma gli ostacoli in alimento di propositi e di azione, va incontro al suo incerto avvenire. I Ministri, nel frattempo, si sarebbero impegnati ad agire senza in nulla pregiudicare la risoluzione della questione istituzionale. Nel frattempo, in Italia, si formarono clandestinamente altri nuclei antifascisti legati a Giustizia e Libertà, soprattutto a Milano, con Ferruccio Parri e Riccardo Bauer e a Firenze, con Ernesto Rossi. Secondo il magistrato, tuttavia, non vi furono brogli; anche l'accoglimento della posizione filo-monarchica, infatti «...non avrebbe mai potuto spostare la maggioranza a favore della monarchia, poteva soltanto diminuire sensibilmente la differenza tra il numero dei voti a favore della monarchia e quello dei voti a favore della repubblica»[57]. 7. viaggio di de gasperi negli stati uniti d’america nel 1947 8. piano marshall (1947) 9. elezioni politiche del 18 aprile 1948. Festa della Repubblica italiana: Il 2 giugno è la data in cui viene ricordato e celebrato il passaggio dalla monarchia alla Repubblica.. Tra il 2 e il 3 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a una doppia votazione: esprimere la loro preferenza tra monarchia e repubblica, tramite un referendum istituzionale; ed eleggere i membri dell'Assemblea Costituente. Su pressione di Stalin i comunisti italiani diedero la loro disponibilità a entrare nel governo e gli altri partiti di sinistra si sentirono obbligati a fare altrettanto per non restare fuori dai giochi politici[21]. Anche tenendo conto delle schede bianche o nulle, pertanto, la Repubblica aveva conseguito la maggioranza assoluta dei votanti, rendendo ininfluente ogni discussione sotto il profilo giuridico interpretativo. DALLO STATUTO ALBERTINO ALLA COSTITUZIONE ITALIANA. Per le regioni del sud la guerra finì appunto nel 1943 con l'occupazione alleata e la progressiva ripresa del cosiddetto "Regno del Sud". Nel 451-450, alcuni patrizi, riuniti nel collegio dei decemviri, redassero un corpo scritto di leggi penali e civili, la Legge delle XII tavole, con cui i plebei ottenevano diritti pari ai patrizi. Da tutta Italia le schede elettorali e i verbali delle 31 circoscrizioni sono trasferite a Roma, nella Sala della Lupa di Montecitorio. Al contrario, la lettera e le proteste dei monarchici, come quelle represse sanguinosamente il giorno prima a Napoli e una nuova manifestazione monarchica dispersa lo stesso 12 giugno[45], suscitarono le preoccupazioni dei ministri intenzionati quanto prima all'insediamento della Repubblica (secondo la celebre frase del leader socialista Pietro Nenni: «o la Repubblica o il caos!»)[46]. La lotta continuò e i plebei ottennero l'abolizione del divieto dei matrimoni misti (445 a.C.), l'accesso alla questura (421 a.C.), al consolato (leggi Licinie-Sestie, 367 a.C.) e ai collegi sacerdotali (300 a.C.), e il riconoscimento giuridico delle assemblee della plebe, dette comizi tributi (287 a.C., legge Ortensia) le cui deliberazioni (plebisciti) erano vincolanti per tutto il popolo. 12 giugno - Il re scrive al Presidente del Consiglio dei Ministri di non acconsentire al trasferimento immediato dei poteri di Capo dello Stato ma che avrebbe rispettato «...il responso della maggioranza del popolo italiano espresso dagli elettori votanti, quale risulterà dal giudizio definitivo della Corte Suprema di Cassazione», aderendo in tal modo all'interpretazione data nel ricorso Selvaggi e dei professori padovani. In tutti questi anni, da parte del potere regale, non vi fu alcun esplicito tentativo di opporsi alla politica del governo fascista[13]. Il 2 giugno 1946, quasi il 90% di italiani, uomini e per la prima volta donna, si recarono alle urne per scegliere tra la Monarchia e la Repubblica. L'abdicazione di Vittorio Emanuele III e la conseguente cessazione del regime luogotenenziale era stata richiesta dai monarchici nella speranza che la successione a pieno titolo del principe ereditario, figura meno compromessa del padre, prima della consultazione referendaria, potesse attrarre maggior favore popolare. Non poterono votare coloro che prima della chiusura delle liste elettorali si trovavano ancora al di fuori del territorio nazionale, nei campi di prigionia o di internamento all'estero, né i cittadini dei territori delle province di Bolzano (fatti salvi i comuni di Anterivo, Bronzolo, Cortaccia, Egna, Lauregno, Magrè, Montagna, Ora, Proves, Salorno, Senale-San Felice e Trodena, allora facenti parte della provincia di Trento), Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Zara, in quanto oggetto di contesa internazionale e ancora soggette ai governi militari alleato o jugoslavo. I monarchici presentarono numerosi reclami giudiziari, che vennero però respinti tutti dalla Corte di Cassazione il 18 giugno 1946. Sarà infatti respinta cinque giorni dopo (il 18 giugno) dalla Corte di Cassazione e comunque si rivelerà ininfluente, visto il distacco conseguito dalla scelta repubblicana sui voti espressi in favore della monarchia nel risultato referendario definitivo. Per contro, il nord dovette vivere quasi due anni di occupazione nazista e di lotta partigiana (contro appunto i tedeschi e i fascisti della, Una delle cause che contribuì alla sconfitta della monarchia fu probabilmente una valutazione negativa della figura di Vittorio Emanuele III, giudicato da una parte corresponsabile degli orrori del fascismo; dall'altro la sua decisione di abbandonare Roma, e con essa l'esercito italiano che venne lasciato privo di ordini, per rifugiarsi nel sud subito dopo la proclamazione dell'.